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SI APRE A BERLINO IL KIRCHENTAG

 

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Pinerolo: scambio ecumenico del pane e del vino

Di Paola Schellenbaum 07 aprile 2015

In occasione della Pasqua, la Chiesa valdese e la Diocesi cattolica hanno scambiato il pane e il vino per le rispettive celebrazioni. Un gesto simbolico che apre nuove prospettive

A Pinerolo il tessuto ecumenico è una realtà viva da tempo, soprattutto attraverso il Centro d’ascolto ecumenico e negli anni si è andato consolidando in diverse occasioni. Lo scambio dei pulpiti è una consuetudine che non si limita alle occasioni presenti durante la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: recentemente il pastore Gianni Genre ha predicato, il 14 marzo, nella Basilica di San Maurizio, mentre il vescovo di Pinerolo, mons. Piergiorgio Debernardi, ha ricambiato la visita predicando il 22 marzo nel tempio valdese. Significativo è il fatto che vi è anche uno scambio tra le corali: la Corale valdese ha cantato in Duomo e il Coro della Pastorale giovanile ha cantato nel nostro tempio. Da diversi anni ormai, anche al falò del XVII Febbraio - aperto alla cittadinanza - c'è una partecipazione di cattolici, sacerdoti e del vescovo e questo significa che sebbene le differenze permangono vi sono crescenti momenti di fraternità.

Uno di questi è stato vissuto in occasione delle celebrazioni pasquali. Sabato sera, durante la Veglia pasquale nel Duomo di Pinerolo è stato utilizzato per l’eucarestia il vino portato da una delegazione del Concistoro della chiesa valdese, mentre per il culto di Pasqua la Chiesa valdese ha ricevuto il pane per la Santa Cena dalla diocesi cattolica.

Lo scambio del pane e del vino prende spunto da un episodio riportato dallo storico Eusebio di Cesarea, spiega il prof. Sergio Rostagno, già docente alla Facoltà valdese di teologia e membro della Chiesa valdese di Pinerolo: l’usanza di scambiarsi l’eucaristia tra chiese orientali e occidentali, nonostante la diversità di alcuni riti. «Sappiamo bene che le chiese oggi sono divise sulla Cena del Signore», ha detto Rostagno. «Riscoprire l’antica abitudine di scambiarsi, non dico l’eucaristia, ma almeno qualche elemento che ricordi la comunione, ci aiuta a comprendere che, nella consapevolezza delle tensioni ecumeniche, si può anche ravvisare una reale fraternità», nell’attesa di una piena ospitalità eucaristica.

Si tratta di «una piccola cosa che ha però una valenza simbolica molto forte; è la primizia di qualcosa di più grande», ha commentato il pastore Genre, ricordando che proprio nel territorio della diocesi di Pinerolo (che coincide con quello delle Valli valdesi) sono nati impulsi importanti per il cammino ecumenico in Italia, che hanno portato ad esempio all’approvazione, nel 1997, del documenti sui matrimoni interconfessionali.

Quello che è avvenuto a Pasqua a Pinerolo è dunque un gesto semplice e simbolico, di profonda fraternità, che può aprire nuove prospettive. 

 

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Il Vescovo predica nel tempio valdese
di Paola Schellenbaum, Riforma-Eco delle Valli valdesi, n. 12, 27 marzo 2015  

Domenica 22 marzo abbiamo avuto la gioia di essere riuniti, nel tempio valdese di PInerolo, in una dimensione ecumenica dell’ascolto e meditazione della Parola di Dio, ospitando la predicazione di mons. Piergiorgio Debernardi. 
Il Coro della Cattedrale ha cantato con la Corale valdese e le Corali riunite hanno offerto la loro preghiera in musica al Signore, intonando un inno dal Salmo 33 di Padre Turoldo (“Nel Signore esultate”), dunque l’inno 320 (“Camminiamo insieme”) dopo le letture bibliche del Salmo 51 e di Giovanni 12:20-30 ed infine un inno di anonimo del XVI sec (“Nulla con Te mi mancherà”) dopo la predicazione. Mons. Debernardi ha voluto benedire il Signore per questo momento di condivisione intorno alla sua Parola, facendo il paragone con il fiore di mandorlo, fiore in boccio che annuncia cose nuove, mandorlo in fiore che dischiude una nuova stagione e le stagioni del Signore hanno diversi tempi rispetto ai nostri ma i frutti permangono lungo il cammino. 
In un tempo di secolarismo, vi sono ancora persone che sono in ricerca e che bussano alle porte delle chiese, quali risposte siamo in grado di offrire in questo nostro tempo attraversato da tanti orrori e difficoltà: le nuove povertà, l’indifferenza, la violenza domestica sulle donne, le guerre e le minacce del terrorismo. L’unica arma è la testimonianza della morte e resurrezione del Cristo, dell’amore di Dio che viene suscitato ancora e di nuovo, nelle relazioni di fraternità che è ancora possibile veder nascere dopo essersi abbassati ed aver condiviso la miseria del mondo. Nel tempo della Passione, ci dia il Signore di poter testimoniare tutto questo ai nostri contemporanei e, talvolta, di farlo insieme.
Nel foglio domenicale è stato distribuito ai presenti l’appello ecumenico sottoscritto a Roma il 9 marzo “Contro la violenza sulle donne” e si è dato annuncio dell’iniziativa nell’ambito del Progetto Persone 2.0 dello spettacolo che si terrà al Teatro sociale sabato 11 aprile alle ore 21 “Mi fido di te”, realizzato dalle scuole superiori del territorio. 
A seguire vi è stato un rinfresco in cui le due comunità hanno potuto fraternizzare. È stata anche l’occasione per augurare al vescovo, che ha appena rassegnato le dimissioni al raggiungimento del suo 75mo anno di età, un periodo di benedizioni in questo ultimo anno di permanenza a Pinerolo. Per ringraziarlo per il cammino compiuto insieme il pastore Gianni Genre gli ha fatto dono di una Bibbia “Nuova Riveduta” a testimonianza della riflessione comune di questi anni.

 

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Maria Bonafede: Il dialogo ecumenico riparte con le donne
a cura di Luca Baratto
Roma (NEV), 4 marzo 2015 - Il prossimo 9 marzo, presso il Senato della Repubblica, cattolici, protestanti e ortodossi sottoscriveranno il documento "Contro la violenza sulle donne: un appello alle chiese cristiane in Italia", elaborato da una commissione congiunta della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della CEI. Della commissione ha fatto parte la pastora Maria Bonafede, responsabile dei rapporti ecumenici per il Consiglio della FCEI, alla quale abbiamo rivolto alcune domande.

Come nasce l'idea di un appello ecumenico contro la violenza sulle donne?
Nasce prima di tutto per la crescente attenzione delle chiese a questo problema, sempre più evidente nella sua drammaticità. In ambito evangelico, tanto la Federazione donne evangeliche in Italia (FDEI) quanto il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi e l'assemblea dell'Unione cristiana evangelica battista (UCEBI) hanno in modi diversi affrontato la questione della violenza sulle donne, favorendo anche l'inizio di una riflessione maschile, da parte degli uomini, su questo tema. In questo contesto, l'idea di un appello è nata all'interno della Commissione studi della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), già dall'inizio pensata in chiave ecumenica. Il progetto si è poi concretizzato lo scorso agosto in un incontro, avvenuto nell'ambito del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi, con mons. Mansueto Bianchi e don Cristiano Bettega, rispettivamente presidente e direttore dell'Ufficio per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso della CEI, che hanno aderito con entusiasmo all'iniziativa. Sia da parte loro, sia da parte nostra c'è stato un grande apprezzamento per la possibilità di poter convergere e proporre un appello a una sola voce su un tema così drammatico.

A chi si rivolge e cosa chiede l'appello?
Lo scopo dell'appello è una chiamata a contrastare la violenza sulle donne, in tutte le sue forme, a partire dalla cultura che la genera e la permette. Una chiamata rivolta alla società, certamente, ma soprattutto alle chiese e ai cristiani che ad esse appartengono. L'appello chiama le chiese ad un'attenzione particolare su questo tema in ciò che è loro specifico: nella predicazione, nella spiegazione del vangelo, nella catechesi e, in generale, in tutte le attività di formazione che le competono – anche, per esempio, negli incontri per le coppie di sposi. L'appello non è quindi soltanto una condanna dei cristiani italiani contro la violenza sulle donne. E' soprattutto un impegno a promuovere negli ambiti formativi che ci sono propri una cultura che combatta la violenza, rispettosa delle differenze di genere, orientata all'accoglienza. Un impegno, dunque, a proseguire la riflessione su un tema che riteniamo primario per quel che riguarda la testimonianza cristiana.

Secondo lei, la formulazione di questo appello ha fatto emergere un metodo ecumenico di collaborazione che potrebbe essere riproposto e dare frutti anche in altri ambiti?
Io credo di sì. Questa collaborazione è stata molto positiva ed ha costituito un nuovo inizio. Era infatti dall'anno 2000, dalla stesura definitiva del testo sui matrimoni misti e interconfessionali, che non si segnalavano collaborazioni significative con la CEI. Un nuovo inizio caratterizzato da una bella collaborazione: si è costituita una piccola commissione FCEI/CEI, c'è stato un primo testo dell'appello, poi una sua seconda stesura. Mi sembra inoltre importante che all'appello abbiano risposto in modo positivo anche le chiese ortodosse in Italia, che lo hanno fatto proprio e saranno presenti il 9 marzo in Senato per sottoscriverlo. E' davvero significativo riscontrare una sostanziale convergenza da parte di chiese che hanno tradizioni diverse, che non si conoscono tanto tra di loro e che hanno probabilmente approcci ai temi familiari molto differenti, su un tema tanto importante e anche problematico per le chiese stesse, perché le violenze non avvengono soltanto nelle famiglie non cristiane, ma coinvolgono anche persone e famiglie che appartengono alle diverse chiese cristiane. Sì, si può dire che ci sia stato un metodo di lavoro comune che spero si possa estendere in futuro ad altri temi.


In altri paesi l'elaborazione di una testimonianza cristiana su temi condivisi è un lavoro che viene svolto dai Consigli nazionali delle chiese cristiane. Pensa che l'iniziativa dell'appello contro la violenza sulle donne possa essere un primo passo in questa direzione anche in Italia?
Personalmente penso che sarebbe molto bello se anche in Italia potesse nascere un Consiglio nazionale che radunasse attorno a un tavolo le chiese cristiane. Significherebbe venire incontro a qualcosa che nel nostro paese manca. E' mio auspicio che questo, prima o poi, possa verificarsi, ma devo dire che nel lavoro sull'appello di questo non abbiamo parlato. Di certo, questo lavoro comune è stato un passo importante e positivo per rilanciare la collaborazione tra le chiese: ci siamo trovati bene, abbiamo discusso con sincerità e simpatia, abbiamo trovato dei punti di convergenza. Per questo, è stato un passo importante. 

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L’appello "Contro la violenza sulle donne: un appello alle Chiese Cristiane in Italia" è stato lanciato il 9 marzo 2015, alle ore 17, presso il Senato della Repubblica - Palazzo Giustiniani “Sala Zuccari”, via della Dogana Vecchia 29, alla presenza della Presidente della Camera Laura Boldrini. 
(Per il programma completo: http://www.fedevangelica.it/images/ImmaginiHP/9marzo.pdf).

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Diritti: "Dai culti ammessi alla libertà religiosa": il 16 e 17 febbraio un Convegno al Senato, a Roma. 

Per il programma completo clicca qui:
http://www.fedevangelica.it/old/documenti/4/0d4b03166fa17a5778c48b3ba5b45490.pdf.
 
Per ulteriori informazioni: fcei@fcei.it.

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A proposito di Charlie: comunicato congiunto di nove testate di diversa ispirazione religiosa in Italia
di redazione RBE: http://rbe.it/news/2015/01/09/a-proposito-di-charlie/
Pubblicato il 9 gennaio 2015
 
La strage al settimanale Charlie Hebdo è una tragedia dalle molte facce che rischia di fare troppe vittime. Le prime sono i giornalisti, i vignettisti e i poliziotti caduti sotto il fuoco della follia integralista degli attentatori. Poi i familiari, che piangono i loro parenti uccisi brutalmente. Poi i musulmani di tutto il mondo, che sull’onda dello sdegno e della paura che sta montando, rischiano in quanto tali di essere assurdamente equiparati ai terroristi e di farne le spese ingiustamente. Infine, ultime vittime ma non meno importanti, ci sono la ragionevolezza, l’arte delle distinzioni, la tolleranza, lo spirito del dialogo e la libertà religiosa, che sono tra le più grandi conquiste storiche della nostra civiltà.
 
Come giornalisti di testate di diversa ispirazione religiosa, portiamo il lutto per la morte dei nostri colleghi francesi: la loro resistenza alle minacce degli intolleranti e la loro testimonianza di libertà ci devono essere di esempio. Lo spirito critico è il sale del giornalismo. E la satira ne è una delle sue espressioni. Anche se non sempre si è d’accordo con le sue provocazioni. Una società democratica si riconosce dalla capacità di difendere la possibilità d’espressione anche delle voci più taglienti.
 
La questione che si pone oggi è di enorme rilevanza, perché l’attacco terroristico a Charlie Hebdo non ha inteso ferire a morte soltanto un gruppo di coraggiosi vignettisti, né soltanto aggredire società laiche e liberali come quella francese; ha inteso sottomettere, intimidire e piegare tutti i credenti in un Dio diverso da quello violento e totalitario propagandato dagli integralisti.
Portiamo il lutto perché, in questo clima sociale, lo spirito di dialogo e di convivenza tra diverse culture e religioni rischia di farsi più difficile. Su un punto, perciò, occorre essere chiari: chi dice di voler difendere Dio usando la violenza, sta bestemmiando il suo Santo Nome.
Per questo non possiamo dimenticare anche la terribile strage compiuta nel Nord della Nigeria.
 
L’ironia e la satira non sono nemiche dei credenti. Anzi, possono aiutarli a liberarsi dalla presunzione di “possedere” l’Altissimo, giocando così una funzione anti-idolatrica. Saper ridere di se stessi e rispettare la propria coscienza di credenti è dunque un modo per sconfiggere la follia assolutista di chi vorrebbe imporre con la forza della paura una caricatura impazzita e mortifera del Divino.
Forse una risata non salverà il mondo. Ma almeno ci impedirà di trasformare Dio in un simbolo dell’odio.
 
Appello sottoscritto da: 
Jesus (mensile della Periodici San Paolo)
Il Regno (edizioni Dehoniane)
Riforma (quotidiano on line e settimanale delle Chiese protestanti italiane)
Nev (agenzia di stampa della Federazione delle Chiese evangeliche italiane – Fcei)
RBE (Radio Beckwith Evangelica)
Confronti (mensile di dialogo ecumenico e interreligioso)
Qol (rivista di dialogo cristiano-ebraico)
CEM Mondialità (mensile di interculturalità)
Yalla Italia (blog delle “seconde generazioni”)

 




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