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CINQUECENTENARIO DELLA RIFORMA: ORIZZONTI DI LIBERTA'

 

A Pinerolo

Sabato 11 alle ore 11, presso la Libreria Volare, presentazione del libro di Mons. Olivero “Riprendiamoci la vita”. Diaologa con l’autore il past. Gianni Genre

Martedì 31 ottobre, ore 20,30 Fiaccolata con partenza dal tempio valdese di Pinerolo, via Diaz. Alle ore 21 Concerto delle Corali valdesi in Duomo.

Domenica 5 novembre, al culto domenicale, ore 10, la nostra chiesa intende salutare con riconoscenza mons. Debernardi, che ha lasciato la guida della Diocesi di Pinerolo, per l’impegno ecumenico che ha sempre dimostrato.

Al culto, presieduto dal past. Genre, mons. Debernardi terrà la predicazione e parteciperà anche il moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini. Subito dopo il culto è previsto un aperitivo fraterno.

Siamo tutte e tutti invitati!

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Tutte le corali in Duomo a Pinerolo
Concerto conclusivo per i festeggiamenti dei Cinquecento anni della Riforma

Paola Schellenbaum - Riforma n. 43 - 10 novembre 2017

In un Duomo gremito, martedì 31 ottobre a Pinerolo, abbiamo festeggiato il Cinquecentenario della Riforma protestante con un lungo e articolato concerto delle Corali valdesi, introdotto da un corteo che ha intonato inni di gioia e di ringraziamento lungo il cammino.

All’entrata in Duomo il corteo portava uno striscione e i cinque «Sola» della Riforma sono poi risuonati durante la serata. Le Corali hanno attinto a un repertorio conosciuto dei canti della Riforma, ma interpretati in modo nuovo, segno di una ricerca vocale e musicale attenta che è essa stessa testimonianza, perché cantare è pregare due volte come soleva dire Lutero. Un repertorio classico che è giunto fino agli spiritual afro-americani, un itinerario di fede e preghiera attraverso una storia comune. Nei saluti iniziali, il pastore Marcello Salvaggio ha rivolto un caloroso benvenuto alla tanta gente che ancora entrava in Duomo, come per le grandi occasioni, mentre il nuovo vescovo di Pinerolo Derio Olivero ha offerto una breve meditazione sull’arte della musica come dialogo a cui siamo invitati in questo nuovo cammino che ha radici lontane: Pinerolo è un laboratorio ecumenico da molti anni.
Perché un concerto a chiusura di un anno con tante iniziative ecumeniche in questo territorio? Perché la musica e il canto per i riformati sono sempre stati il più alto momento di testimonianza, di lode e di ringraziamento al Signore, anche – e forse proprio – nei momenti di grande difficoltà.

Come ha ricordato nell’introduzione il pastore Sergio Manna, alcuni inni sono stati composti nella persecuzione o in guerra o in condizioni difficili, ma lode e ringraziamento si innalzano a Dio che non abbandona il suo popolo, che è fonte di speranza e di perseveranza.
Poterlo testimoniare ancora una volta, facendo memoria della storia ma guardando all’avvenire, è stato motivo di gioia profonda, per il dialogo e l’amicizia fraterna che lega cattolici e valdesi in questo territorio: è un messaggio di speranza da lanciare al mondo intero segnato ancora da guerre e conflitti, da violenze e difficoltà. Eppure, la pace del Signore e il suo regno si avvicinano, ogni volta che a Lui si rende lode.

Le Corali riunite hanno cantato in apertura e a metà percorso, intonando «Ascoltami popolo mio», un’antica Complainte valdese. Il concerto è terminato con una preghiera ecumenica a cura del pastore Gianni Genre seguita dall’inno 45, «La forte rocca», che è risuonato potente dalle voci delle Corali riunite: parole e musica hanno riempito il Duomo, per un momento luogo di comunione profonda intorno alla Parola cantata, nel giorno del Cinquecentenario. Che adesso si apra un nuovo cammino di speranza e di testimonianza ecumenica. E domenica 5 novembre il vescovo emerito di Pinerolo, mons. Piergiorgio Debernardi, ha predicato nel tempio valdese durante il culto dove abbiamo avuto modo di esprimere il nostro ringraziamento al Signore per gli anni passati insieme.

Nuove parole per dire la forza della resurrezione

di Alberto Corsani - Riforma.it - 2 novembre 2017

A colloquio con Derio Olivero, da poche settimane nuovo vescovo della diocesi di Pinerolo
La diocesi di Pinerolo , ha il suo nuovo vescovo. Derio Olivero, 56 anni, è stato insediato il 18 ottobre, una settimana dopo l’ordinazione ricevuta a Fossano, dove da alcuni anni era vicario generale. Lo abbiamo incontrato alcuni giorni dopo, per chiarirci con lui, già docente di Teologia pastorale e autore di diverse pubblicazioni, quali siano le difficoltà delle Chiese (tutte) nel rivolgersi alla società e alla cultura di oggi.

Sugli stampati delle due cerimonie (ordinazione e insediamento), lei ha fatto riprodurre due frasi di Dietrich Bonhoeffer: perché?

«La Chiesa cattolica ha avuto una grande storia, dal ‘500 fino al Concilio Vaticano II, che si basava su una forte istituzione; su una sana dottrina; e su una retta moralità, ma il mondo è cambiato e oggi la dottrina di per sé è diventata muta, vuota, astratta: abbiamo bisogno di esistenza che parli, la testimonianza parla più della dottrina. La riflessione è fondamentale ma, mentre la teologia è progredita, la dottrina cattolica è rimasta molto “catechistica”, e dunque formale e astratta. Noi dobbiamo uscire da quel formale e astratto, e una strada è quella della testimonianza, di cui è esempio papa Francesco. Ciò non significa negare la dottrina, ma fermarsi a dottrina e legge morale significa dividere gli esseri tra chi è dentro e chi fuori, e oggi non è tempo per dividere. Una delle questioni più serie è riscoprire la valenza antropologica della fede: non abbiamo più parole per dire quale potenza vitale ha il cristianesimo, quali parole concrete ha rispetto alla vita. Per dire la valenza antropologica della fede: non basta dire, come una formula, Gesù ti ha salvato, Gesù è risorto; bisogna saper spiegare la potenza della risurrezione».

Per continuare a leggere l’intervista: clicca qui

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Fondazione Luigi Firpo - Società di Studi Valdesi


MOSTRA ALLA BIBLIOTECA NAZIONALE

È ospitata presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino dal 31 ottobre al 30 novembre 2017 la mostra «Lutero, la Riforma, l’Italia».

31 ottobre - 30 novembre | 10:00 - 18:00
Piazza Carlo Alberto, 3 Torino, Italia


La mostra è promossa dal Comitato per il quinto centenario della Riforma protestante e organizzata dalla Fondazione Luigi Firpo – Centro di Studi sul Pensiero Politico Onlus con la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino e l’Associazione Amici della Biblioteca Nazionale Universitaria.
Un’occasione per ripensare le travagliate origini di quel pluralismo religioso dal quale, nonostante la strenua opposizione dei teologi di tutte le confessioni, sarebbero infine scaturite alcune delle più rilevanti conquiste della civiltà europea: la tolleranza, la libertà religiosa e poi quella politica, la laicità delle istituzioni pubbliche, i diritti dell’uomo. 

Orari di apertura: lunedì-venerdì 10.00-18.00 sabato 10.00-13.00. Ingresso libero. Visite guidate gratuite su prenotazione.

Ai margini della mostra è previsto un ciclo di conferenze presso l’Auditorium Vivaldi, piazza Carlo Alberto, 5
Lunedì 6 novembre 2017 ore 17:
 La crisi dell’istituzione ecclesiastica fra Quattro e Cinquecento (Massimo Firpo)
Martedì 14 novembre 2017 ore 17:
 Il giovane Lutero (Massimo Firpo)
Martedì 21 novembre 2017 ore 17:
 La Riforma al cinema e nelle serie televisive (Eleonora Belligni)
Martedì 28 novembre 2017 ore 17:
 Gli eretici piemontesi nell’Europa del Cinquecento (Luca Addante).
 
Per ulteriori informazioni: segreteria, www.fondazionefirpo.it

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A Torre Pellice - Città della Riforma Protestante
LUTERO E LA RIFORMA
ATTRAVERSO LE EDIZIONI DEL CINQUECENTO
DELLA BIBLIOTECA VALDESE

Fondazione Centro culturale valdese, via Beckwith 3 – Torre Pellice
20 maggio alle ore 16:00, con visita guidata.
Mostra aperta dal 20 maggio al 30 giugno e dal 5 agosto al 3 settembre 2017
(9 giugno ore 16:30 conferenza di presentazione)

In collaborazione con il Comune e con la Chiesa valdese di Torre Pellice
durante l'inaugurazione verrà ufficializzato il riconoscimento dato a Torre Pellice di Città europea della Riforma

Riforma500. “Orizzonti di libertà”: la dichiarazione dei protestanti italiani

La dichiarazione congiunta elaborata dalle chiese evangeliche in occasione delle celebrazioni per il Cinquecentenario della Riforma è stata letta all’inizio del culto solenne di Pentecoste svoltosi al Teatro Dal Verme di Milano

Roma (NEV), 5 giugno 2017 – “Orizzonti di libertà”: questo il titolo del documento congiunto delle chiese evangeliche italiane, reso noto sabato scorso, nel quadro dei festeggiamenti in occasione dei 500 anni dalla Riforma protestante, e letto in apertura del culto solenne di Pentecoste, svoltosi a Milano presso il Teatro Comunale Dal Verme.

Il documento teologico è articolato in 7 punti, e mette l’accento sulla testimonianza della Parola biblica oggi. Di seguito il teso integrale del documento.

Galleria di imagini: https://www.dropbox.com/sh/fcyu3vy4pi8isd8/AAAefZ06AGI8DcBWphLqjWdxa?dl=0&preview=IMGP1462.JPG

Orizzonti di libertà

La ricorrenza del quinto centenario della Riforma protestante, che nel 2017 si ricorda in ogni parte del mondo, è l’occasione per tutte le chiese di proclamare Gesù Cristo quale Evangelo del perdono gratuito di Dio.
L’Evangelo è l’annuncio della libera grazia di Dio che dona alle donne e agli uomini, nonostante le loro mancanze, il coraggio di intraprendere con gioia e fiducia il cammino della fede, della speranza e dell’amore.
La Riforma afferma che la Parola di Dio viene prima di qualunque parola umana e che essa è accessibile a tutti mediante la predicazione, l’ascolto, la lettura, l’insegnamento e l’alfabetizzazione biblica.
Noi, cristiani evangelici, figlie e figli della Riforma protestante e di coloro che nello stesso spirito l’hanno preceduta e seguita, riconosciamo la necessità di convertire costantemente la nostra vita personale e le nostre chiese per mezzo del messaggio biblico, reso vivo dalla potenza dello Spirito Santo, che chiama alla libertà, alla responsabilità e alla testimonianza.
Noi guardiamo con gratitudine alla testimonianza evangelica nel nostro Paese di quelle donne e quegli uomini che nel passato hanno dato la propria vita per essere discepoli coerenti e testimoni fedeli dell’Evangelo.
Noi ci impegniamo, con l’aiuto di Dio e in una rinnovata comunione ecumenica, a predicare l’Evangelo, a denunciare ogni tipo di ingiustizia, a consolare chi soffre e accogliere chi è emarginato o discriminato.
Noi, chiese evangeliche di diverse tradizioni, rendiamo grazie a Dio per averci condotto oggi a superare le tragiche divisioni del passato per testimoniare e condividere con gioia la fede comune in Gesù Cristo, nella consapevolezza che “col corpo e con l’anima, in vita e in morte, non sono mio, ma appartengo al mio fedele Salvatore, Gesù Cristo” (Catechismo di Heidelberg, domanda 1).
Milano, 3 giugno 2017

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CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE CONTRO I PREGIUDIZI REALIZZATA CON I FONDI DELL'OTTO PER MILLE VALDESE

Oltre i pregiudizi, contro tutte le discriminazioni. Una campagna finanziata dall’otto per mille della Chiesa valdese per costruire un immaginario positivo della diversità

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#oltreipregiudizi

 

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IL PREGIUDIZIO UNIVERSALE, Editori Laterza 2016

di Paola Schellenbaum

In questi giorni si riflette sul rapporto tra violenza e genere, ossia quella costruzione culturale che rappresenta le donne, ma anche le persone deboli, fragili e diverse, in base alla discriminazione e all’insegna del possesso e della mancata crescita nell’autonomia e nella interdipendenza che permetta la piena espressione della propria personalità. Ma cos’è dunque il genere? Perché in alcuni territori è diventato un tabù tanto da non poterne parlare in pubblico? Perché invece in altri territori si continua a pensare che è meglio parlarne, nella consapevolezza che il dibattito e il confronto su queste tematiche è e rimarrà sempre aperto, mai definitivo, mai conclusivo? Spesso non ci si ricorda che il gender, come viene definito a partire da un termine inglese,  ha una storia nelle scienze sociali e umane - in antropologia culturale in particolare - che mira a smontare stereotipi e pregiudizi, a mettere in luce le strutture patriarcali delle società e delle culture e le relazioni di dominio, di disuguaglianza e di sopraffazione dei più forti contro i più deboli. È un lungo percorso che si è articolato a partire dagli anni Settanta e che interessa ormai diversi ambiti di ricerca e di riflessione.

Come smontare  stereotipi e pregiudizi di genere fin dall’adolescenza e attraverso le generazioni? Perché – come sappiamo – i pregiudizi ci accompagnano fin dall’infanzia e raccontano – anche indirettamente – gli ambiti più diversi della vita quotidiana intessuta di relazioni fino a creare un’idea di mondo, una visione delle cose che può essere all’insegna della trasformazione oppure della reificazione: cultura vs natura. Ovviamente dovremmo poi chiederci nelle singole culture – e all’interno di una stessa cultura – cosa è considerato culturale e modificabile e cosa invece è considerato naturale e immodificabile? Cioè stereotipi e pregiudizi sono talmente radicati che non pensiamo nemmeno si possano trasformare.

Tutti e tutte ne siamo impregnate: è solo attraverso un esercizio di consapevolezza costante che possiamo trovare gli antidoti, come un antivirus: qualcosa che ci renda immuni. E parlarne e discuterne, magari in gruppo, è davvero una possibilità preziosa che apre la mente ed allarga il cuore.

È uscito un bellissimo libro: “Il Pregiudizio universale” (Laterza 2016). Contiene quasi 90 voci, di cui una quindicina direttamente collegate alla dimensione dei rapporti di genere, alla famiglia, alle generazioni: ad esempio, Buon sangue non mente, La donna è mobile, Dio creò la donna dalla costola di dell’uomo, Le donne non sanno guidare, Le donne sono migliori degli uomini, La famiglia è un valore, Sei troppo giovane, Di mamma ce n’è una sola, Mogli e buoi dei paesi tuoi, L’uomo è cacciatore, Gli uomini sono tutti uguali ecc. ecc.

C’è da stupirsi, quanto siano ancora diffusi, in quanto credenze condivise e semplificatorie della realtà, convinzioni sempre generalizzanti e talvolta, anche se non sempre, erronee o quantomeno parziali. Li riceviamo dalla tradizione ma sappiamo anche quanto facessero male. Perché i pregiudizi fanno male. Ma c’è da stupirsi ancora di più a smontarli e a svelare quale meccanismo li regola e li riproduce, per scoprire una realtà sempre più articolata e complessa di quanto il pregiudizio voglia far credere. 

Si afferma nell’introduzione: basta infatti un uomo in mezzo a cento donne per rendere il gruppo maschile, mentre basta una donna in mezzo a cento uomini per far scattare il proverbio “donna al volante pericolo costante”! La questione di coppie, famiglie e del legame di sangue è oggi un tema cruciale anche in senso allargato e comunitario: lo ius sanguinis, il diritto basato sulla discendenza è ancora un criterio utilizzato oggi per il riconoscimento dei diritti politici e sociali, pensando agli immigrati che spesso non condividono i nostri pregiudizi ma ne possono portare altri: nell’introduzione si afferma “prima che etnocentrico il pregiudizio è concentrico” stabilisce un noi vs loro che risulta un ostacolo alla reciproca comprensione. Difficile rinunciare ai pregiudizi, scomodo conoscerli ma cruciale è liberarsene pur sapendo che il pregiudizio peggiore è quello di chi crede di non avere pregiudizi. Lo spiazzamento, la crisi delle certezze permette allora di interrogarsi e ripensare la realtà su basi diverse. E il libro offre – in diversissimi campi – tanti esempi per farlo: società, politica, religioni, cibo, cultura, internet, globalizzazione, migrazioni, crisi, Europa, democrazia, pluralismo.

 

INTERVISTA AL PASTORE GENRE SU UNA SCUOLA LAICA E PLURALISTA

http://www.lastampa.it/2016/10/27/multimedia/cronaca/scuola-chiusa-allarcivescovo-il-preside-tuteliamo-la-laicit-RLUqBDsBFePrcvoRkxWOII/pagina.html

 

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La nuova gestione della Cultura a Pinerolo

di Diego Meggiolaro - 17 novembre 2016

A giugno il cambio di amministrazione e oggi le novità previste

Il fatto che con la cultura non si mangi o non si crei economia è una bufala ormai smentita da innumerevoli studi e, spesso, dall'evidenza dei fatti. Martino Laurenti è il nuovo assessore alla cultura di Pinerolo e insieme alla collega Francesca Costarelli, assessora alle manifestazioni, lavorerà con il suo staff per dare una nuova direzione all'offerta culturale cittadina. Laureato in Storia e attivista del Movimento 5 stelle della prima ora, dalla nascita dei meet-up pinerolesi nel 2009.

«Questi ultimi sono stati mesi piuttosto duri, io non ho mai avuto esperienze amministrative, ho dovuto imparare tutto da zero ma sono stato aiutato moltissimo da tutti gli uffici, dalla Giunta e dall'assessorato. Abbiamo costruito, insieme al sindaco Salvai, il programma ed è stato abbastanza naturale all'interno del Movimento scegliere me come assessore alla Cultura», spiega Laurenti.

Quali sono i problemi che ha dovuto affrontare in questi mesi?

«I problemi sono più che altro di natura burocratica, ma l'ufficio cultura di Pinerolo è composto da persone in gamba e competenti che lavorano molto bene e mi stanno aiutando molto. Ci sono tanti progetti in cantiere ma bisogna confrontarsi con la fattibilità delle buone idee che abbiamo avuto. Uno come me, che non ha mai fatto amministrazione, è abbastanza abituato a pensare una cosa e realizzarla nel giro di pochi mesi. Invece qui bisogna calcolare tutto con tempi molto più lunghi».

Quali sono i punti del programma?

«Io ho due deleghe che sono Cultura e Partecipazione. Per quanto riguarda il discorso Cultura ho già incontrato e parlato con tutti gli operatori del settore (musica, teatro, associazioni di volontariato culturale) e imbastito una serie di progetti. Tra le molte idee ne seleziono due: il teatro Sociale, di proprietà comunale, che è una risorsa molto importante per questa città; il 1° ottobre è partita la stagione teatrale che abbiamo fatto iniziare ma per il prossimo anno vorrei fare qualcosa di diverso. Fino ad ora è stato un contenitore che aveva dentro un po' di tutto. Dalla stagione 2017-2018 vorrei realizzare delle mini rassegne tematiche. Per esempio, nel 2017 si festeggiano i 500 anni della Riforma Protestante e i 100 anni della Rivoluzione d'Ottobre. Quindi mi piacerebbe lavorare sul tema delle “rivoluzioni” e portarle al centro della stagione teatrale del Sociale, per dare un taglio riconoscibile a ciò che succede a Pinerolo.

Per quanto riguarda il discorso “partecipazione” il lavoro che stiamo facendo è quello di scrivere il regolamento degli istituti di partecipazione della città di Pinerolo introducendo quelle che, nel momento in cui verranno applicate, saranno delle novità assolute: per esempio, il referendum abrogativo e consultivo, introdurre il bilancio partecipativo e la partecipazione diretta dei cittadini nella gestione dei beni comuni. Cambiamenti importanti nella pratica e nella forma della politica della città. In questi cinque anni come assessorato alla cultura voglio andare in questa direzione».

Intanto è iniziata anche la stagione dell'Accademia di Musica di Pinerolo con 27 concerti in programma e grandi nomi e grandi ospiti anche internazionali dalla Germania, alla Portogallo alla Cina. «Come accademia non ci occupiamo solo di musica ma anche di formazione e divulgazione culturale musicale», spiega la direttrice Laura Richaud. Proprio in questa settimana è in corso il workshop con Maria João Pires, una delle più grandi pianiste della sua generazione, in una settimana intensa di lezioni, conferenze, proiezioni e letture. «I contatti con la nuova amministrazione ci sono stati, sono stati numerosi e molto proficui. Tanto che l'obbiettivo che abbiamo insieme è quello di realizzare un nuovo polo musicale per Pinerolo» conclude Richaud.

 

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