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CINQUECENTENARIO DELLA RIFORMA: ORIZZONTI DI LIBERTA'

 

A Torre Pellice - Città della Riforma Protestante
LUTERO E LA RIFORMA
ATTRAVERSO LE EDIZIONI DEL CINQUECENTO
DELLA BIBLIOTECA VALDESE

Fondazione Centro culturale valdese, via Beckwith 3 – Torre Pellice
20 maggio alle ore 16:00, con visita guidata.
Mostra aperta dal 20 maggio al 30 giugno e dal 5 agosto al 3 settembre 2017
(9 giugno ore 16:30 conferenza di presentazione)

In collaborazione con il Comune e con la Chiesa valdese di Torre Pellice
durante l'inaugurazione verrà ufficializzato il riconoscimento dato a Torre Pellice di Città europea della Riforma

Riforma500. “Orizzonti di libertà”: la dichiarazione dei protestanti italiani

La dichiarazione congiunta elaborata dalle chiese evangeliche in occasione delle celebrazioni per il Cinquecentenario della Riforma è stata letta all’inizio del culto solenne di Pentecoste svoltosi al Teatro Dal Verme di Milano

Roma (NEV), 5 giugno 2017 – “Orizzonti di libertà”: questo il titolo del documento congiunto delle chiese evangeliche italiane, reso noto sabato scorso, nel quadro dei festeggiamenti in occasione dei 500 anni dalla Riforma protestante, e letto in apertura del culto solenne di Pentecoste, svoltosi a Milano presso il Teatro Comunale Dal Verme.

Il documento teologico è articolato in 7 punti, e mette l’accento sulla testimonianza della Parola biblica oggi. Di seguito il teso integrale del documento.

Galleria di imagini: https://www.dropbox.com/sh/fcyu3vy4pi8isd8/AAAefZ06AGI8DcBWphLqjWdxa?dl=0&preview=IMGP1462.JPG

Orizzonti di libertà

La ricorrenza del quinto centenario della Riforma protestante, che nel 2017 si ricorda in ogni parte del mondo, è l’occasione per tutte le chiese di proclamare Gesù Cristo quale Evangelo del perdono gratuito di Dio.
L’Evangelo è l’annuncio della libera grazia di Dio che dona alle donne e agli uomini, nonostante le loro mancanze, il coraggio di intraprendere con gioia e fiducia il cammino della fede, della speranza e dell’amore.
La Riforma afferma che la Parola di Dio viene prima di qualunque parola umana e che essa è accessibile a tutti mediante la predicazione, l’ascolto, la lettura, l’insegnamento e l’alfabetizzazione biblica.
Noi, cristiani evangelici, figlie e figli della Riforma protestante e di coloro che nello stesso spirito l’hanno preceduta e seguita, riconosciamo la necessità di convertire costantemente la nostra vita personale e le nostre chiese per mezzo del messaggio biblico, reso vivo dalla potenza dello Spirito Santo, che chiama alla libertà, alla responsabilità e alla testimonianza.
Noi guardiamo con gratitudine alla testimonianza evangelica nel nostro Paese di quelle donne e quegli uomini che nel passato hanno dato la propria vita per essere discepoli coerenti e testimoni fedeli dell’Evangelo.
Noi ci impegniamo, con l’aiuto di Dio e in una rinnovata comunione ecumenica, a predicare l’Evangelo, a denunciare ogni tipo di ingiustizia, a consolare chi soffre e accogliere chi è emarginato o discriminato.
Noi, chiese evangeliche di diverse tradizioni, rendiamo grazie a Dio per averci condotto oggi a superare le tragiche divisioni del passato per testimoniare e condividere con gioia la fede comune in Gesù Cristo, nella consapevolezza che “col corpo e con l’anima, in vita e in morte, non sono mio, ma appartengo al mio fedele Salvatore, Gesù Cristo” (Catechismo di Heidelberg, domanda 1).
Milano, 3 giugno 2017

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CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE CONTRO I PREGIUDIZI REALIZZATA CON I FONDI DELL'OTTO PER MILLE VALDESE

Oltre i pregiudizi, contro tutte le discriminazioni. Una campagna finanziata dall’otto per mille della Chiesa valdese per costruire un immaginario positivo della diversità

twitter: https://twitter.com/OltrePregiudizi

facebook: https://www.facebook.com/oltrepregiudizi/

instagram: https://www.instagram.com/oltrepregiudizi/

#oltreipregiudizi

 

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IL PREGIUDIZIO UNIVERSALE, Editori Laterza 2016

di Paola Schellenbaum

In questi giorni si riflette sul rapporto tra violenza e genere, ossia quella costruzione culturale che rappresenta le donne, ma anche le persone deboli, fragili e diverse, in base alla discriminazione e all’insegna del possesso e della mancata crescita nell’autonomia e nella interdipendenza che permetta la piena espressione della propria personalità. Ma cos’è dunque il genere? Perché in alcuni territori è diventato un tabù tanto da non poterne parlare in pubblico? Perché invece in altri territori si continua a pensare che è meglio parlarne, nella consapevolezza che il dibattito e il confronto su queste tematiche è e rimarrà sempre aperto, mai definitivo, mai conclusivo? Spesso non ci si ricorda che il gender, come viene definito a partire da un termine inglese,  ha una storia nelle scienze sociali e umane - in antropologia culturale in particolare - che mira a smontare stereotipi e pregiudizi, a mettere in luce le strutture patriarcali delle società e delle culture e le relazioni di dominio, di disuguaglianza e di sopraffazione dei più forti contro i più deboli. È un lungo percorso che si è articolato a partire dagli anni Settanta e che interessa ormai diversi ambiti di ricerca e di riflessione.

Come smontare  stereotipi e pregiudizi di genere fin dall’adolescenza e attraverso le generazioni? Perché – come sappiamo – i pregiudizi ci accompagnano fin dall’infanzia e raccontano – anche indirettamente – gli ambiti più diversi della vita quotidiana intessuta di relazioni fino a creare un’idea di mondo, una visione delle cose che può essere all’insegna della trasformazione oppure della reificazione: cultura vs natura. Ovviamente dovremmo poi chiederci nelle singole culture – e all’interno di una stessa cultura – cosa è considerato culturale e modificabile e cosa invece è considerato naturale e immodificabile? Cioè stereotipi e pregiudizi sono talmente radicati che non pensiamo nemmeno si possano trasformare.

Tutti e tutte ne siamo impregnate: è solo attraverso un esercizio di consapevolezza costante che possiamo trovare gli antidoti, come un antivirus: qualcosa che ci renda immuni. E parlarne e discuterne, magari in gruppo, è davvero una possibilità preziosa che apre la mente ed allarga il cuore.

È uscito un bellissimo libro: “Il Pregiudizio universale” (Laterza 2016). Contiene quasi 90 voci, di cui una quindicina direttamente collegate alla dimensione dei rapporti di genere, alla famiglia, alle generazioni: ad esempio, Buon sangue non mente, La donna è mobile, Dio creò la donna dalla costola di dell’uomo, Le donne non sanno guidare, Le donne sono migliori degli uomini, La famiglia è un valore, Sei troppo giovane, Di mamma ce n’è una sola, Mogli e buoi dei paesi tuoi, L’uomo è cacciatore, Gli uomini sono tutti uguali ecc. ecc.

C’è da stupirsi, quanto siano ancora diffusi, in quanto credenze condivise e semplificatorie della realtà, convinzioni sempre generalizzanti e talvolta, anche se non sempre, erronee o quantomeno parziali. Li riceviamo dalla tradizione ma sappiamo anche quanto facessero male. Perché i pregiudizi fanno male. Ma c’è da stupirsi ancora di più a smontarli e a svelare quale meccanismo li regola e li riproduce, per scoprire una realtà sempre più articolata e complessa di quanto il pregiudizio voglia far credere. 

Si afferma nell’introduzione: basta infatti un uomo in mezzo a cento donne per rendere il gruppo maschile, mentre basta una donna in mezzo a cento uomini per far scattare il proverbio “donna al volante pericolo costante”! La questione di coppie, famiglie e del legame di sangue è oggi un tema cruciale anche in senso allargato e comunitario: lo ius sanguinis, il diritto basato sulla discendenza è ancora un criterio utilizzato oggi per il riconoscimento dei diritti politici e sociali, pensando agli immigrati che spesso non condividono i nostri pregiudizi ma ne possono portare altri: nell’introduzione si afferma “prima che etnocentrico il pregiudizio è concentrico” stabilisce un noi vs loro che risulta un ostacolo alla reciproca comprensione. Difficile rinunciare ai pregiudizi, scomodo conoscerli ma cruciale è liberarsene pur sapendo che il pregiudizio peggiore è quello di chi crede di non avere pregiudizi. Lo spiazzamento, la crisi delle certezze permette allora di interrogarsi e ripensare la realtà su basi diverse. E il libro offre – in diversissimi campi – tanti esempi per farlo: società, politica, religioni, cibo, cultura, internet, globalizzazione, migrazioni, crisi, Europa, democrazia, pluralismo.

 

INTERVISTA AL PASTORE GENRE SU UNA SCUOLA LAICA E PLURALISTA

http://www.lastampa.it/2016/10/27/multimedia/cronaca/scuola-chiusa-allarcivescovo-il-preside-tuteliamo-la-laicit-RLUqBDsBFePrcvoRkxWOII/pagina.html

 

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La nuova gestione della Cultura a Pinerolo

di Diego Meggiolaro - 17 novembre 2016

A giugno il cambio di amministrazione e oggi le novità previste

Il fatto che con la cultura non si mangi o non si crei economia è una bufala ormai smentita da innumerevoli studi e, spesso, dall'evidenza dei fatti. Martino Laurenti è il nuovo assessore alla cultura di Pinerolo e insieme alla collega Francesca Costarelli, assessora alle manifestazioni, lavorerà con il suo staff per dare una nuova direzione all'offerta culturale cittadina. Laureato in Storia e attivista del Movimento 5 stelle della prima ora, dalla nascita dei meet-up pinerolesi nel 2009.

«Questi ultimi sono stati mesi piuttosto duri, io non ho mai avuto esperienze amministrative, ho dovuto imparare tutto da zero ma sono stato aiutato moltissimo da tutti gli uffici, dalla Giunta e dall'assessorato. Abbiamo costruito, insieme al sindaco Salvai, il programma ed è stato abbastanza naturale all'interno del Movimento scegliere me come assessore alla Cultura», spiega Laurenti.

Quali sono i problemi che ha dovuto affrontare in questi mesi?

«I problemi sono più che altro di natura burocratica, ma l'ufficio cultura di Pinerolo è composto da persone in gamba e competenti che lavorano molto bene e mi stanno aiutando molto. Ci sono tanti progetti in cantiere ma bisogna confrontarsi con la fattibilità delle buone idee che abbiamo avuto. Uno come me, che non ha mai fatto amministrazione, è abbastanza abituato a pensare una cosa e realizzarla nel giro di pochi mesi. Invece qui bisogna calcolare tutto con tempi molto più lunghi».

Quali sono i punti del programma?

«Io ho due deleghe che sono Cultura e Partecipazione. Per quanto riguarda il discorso Cultura ho già incontrato e parlato con tutti gli operatori del settore (musica, teatro, associazioni di volontariato culturale) e imbastito una serie di progetti. Tra le molte idee ne seleziono due: il teatro Sociale, di proprietà comunale, che è una risorsa molto importante per questa città; il 1° ottobre è partita la stagione teatrale che abbiamo fatto iniziare ma per il prossimo anno vorrei fare qualcosa di diverso. Fino ad ora è stato un contenitore che aveva dentro un po' di tutto. Dalla stagione 2017-2018 vorrei realizzare delle mini rassegne tematiche. Per esempio, nel 2017 si festeggiano i 500 anni della Riforma Protestante e i 100 anni della Rivoluzione d'Ottobre. Quindi mi piacerebbe lavorare sul tema delle “rivoluzioni” e portarle al centro della stagione teatrale del Sociale, per dare un taglio riconoscibile a ciò che succede a Pinerolo.

Per quanto riguarda il discorso “partecipazione” il lavoro che stiamo facendo è quello di scrivere il regolamento degli istituti di partecipazione della città di Pinerolo introducendo quelle che, nel momento in cui verranno applicate, saranno delle novità assolute: per esempio, il referendum abrogativo e consultivo, introdurre il bilancio partecipativo e la partecipazione diretta dei cittadini nella gestione dei beni comuni. Cambiamenti importanti nella pratica e nella forma della politica della città. In questi cinque anni come assessorato alla cultura voglio andare in questa direzione».

Intanto è iniziata anche la stagione dell'Accademia di Musica di Pinerolo con 27 concerti in programma e grandi nomi e grandi ospiti anche internazionali dalla Germania, alla Portogallo alla Cina. «Come accademia non ci occupiamo solo di musica ma anche di formazione e divulgazione culturale musicale», spiega la direttrice Laura Richaud. Proprio in questa settimana è in corso il workshop con Maria João Pires, una delle più grandi pianiste della sua generazione, in una settimana intensa di lezioni, conferenze, proiezioni e letture. «I contatti con la nuova amministrazione ci sono stati, sono stati numerosi e molto proficui. Tanto che l'obbiettivo che abbiamo insieme è quello di realizzare un nuovo polo musicale per Pinerolo» conclude Richaud.

 

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