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L'ALTERNATIVA DEI CORRIDOI UMANITARI

 

MEDITERRANEAN HOPE

Potete seguire le attività di MH attraverso la pagina FB:

https://www.facebook.com/Mediterranean-hope-252231521632595/?fref=nf

Giusto il tema, sbagliata la soluzione

Roma, 10 agosto 2017 (NEV/CS29) – Proponiamo una riflessione di Paolo Naso, coordinatore di Mediterranean Hope, il programma rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, dal titolo “Giusto il tema, sbagliata la soluzione” sulla situazione delle migrazioni nel Mediterraneo. Un’altra fibrillazione nel governo e un altro dibattito infinito – spesso tra sordi – sulle migrazioni mediterranee e sulle politiche di “search and rescue” (SAR) adottate dalla Giardia Costiera e dalle ONG.

I fatti sono sostanzialmente due. Innanzitutto la politica del ministro Minniti, sostenuto dal premier e dallo stesso Presidente della Repubblica, che da tempo ritiene che i flussi migratori debbano essere fermati “a monte”, e cioè nel luogo in cui i migranti si concentrano e incontrano gli “scafisti”, insomma in Libia. Da qui la sua “intesa” con il governo Serraj, che però esercita il suo potere solo su alcune regioni del paese nordafricano – sostanzialmente la Tripolitania – mentre altre come la vasta Cirenaica restano sotto il controllo del suo avversario, il generale Haftar, dell’Isis o di tribù e clan che da sempre si contendono il controllo delle zone petrolifere. Il piano Minniti prevede un asse diretto con il presidente Serraj che, in cambio di aiuti economici e tecnici e della fornitura di mezzi di soccorso italiani, si impegna a contrastare il traffico illegale di migranti.

In questa strada, già battuta ai tempi di Gheddafi, non c’è nulla di nuovo: sostenere un regime a patto che blocchi i flussi migratori.

Questa strategia nasce da una intenzione, magari secondaria e indiretta, che tuttavia va riconosciuta e apprezzata: il traffico di migranti, che sempre più spesso coinvolge anche donne e bambini, è un crimine contro l’umanità che deve essere combattuto con fermezza.

Gli operatori di Mediterranean Hope (MH), programma rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), che incontrano i migranti partiti con i gommoni degli scafisti, ci raccontano quotidianamente di violenze e torture per spremere da uomini, donne e bambini inermi l’ultimo dollaro di cui dispongono. E quando non hanno più niente se non il fiato per supplicare un po’ di pietà, i trafficanti ricattano i loro parenti.

I trafficanti di oggi non sono dei romantici passeur che arrotondano i loro guadagni con un’attività illegale ma una struttura economico criminale che usa i migranti come una merce; sono schiavisti come quelli che nei secoli scorsi battevano le rotte dall’Africa occidentale verso il nuovo mondo americano, con l’aggravante che i loro guadagni vanno ad alimentare traffici oscuri e criminali.

Ma per combattere questo mostro non si possono consegnare i migranti al suo gemello, e cioè a una terra senza legge in cui neanche il capo di un contestato governo territoriale come Serraj è in grado di garantire il minimo rispetto di elementari diritti umani per i profughi “respinti” e restituiti a chi li ha derubati, violentati e torturati per mesi. In questo ha perfettamente ragione il viceministro degli Esteri, Mario Giro, quando afferma che “fare rientrare quelle persone vuol dire condannarle all’inferno”.

E i corridoi umanitari – realizzati dalle chiese evangeliche insieme alla Comunità di Sant’Egidio nel quadro di un protocollo firmato dai ministeri dell’Interno e degli Esteri – hanno rappresentato un’alternativa legale e umanitaria all’inferno libico. Sia pure senza enfasi né orgoglio, bisogna però riconoscere che essi indicano una strada assai più concreta di tanti proclami al contrasto dello human trafficking. Una strada che l’Italia potrebbe potenziare e l’Europa finalmente adottare con quote ragionevoli e sostenibili divise per paese. Con questo obiettivo abbiamo lavorato in questi anni e su questo programma torneremo in occasione di un convegno internazionale che la Federazione delle chiese evangeliche sta organizzando a Palermo dal 30 settembre al 3 ottobre. Così i protestanti italiani ricorderanno le 368 vittime della strage del 2013, e lo faranno insieme a rappresentanti della Chiesa cattolica e delle chiese protestanti degli USA, della Germania, della Francia e di una decina di altri paesi europei che hanno già annunciato la loro presenza.

La polemica contro le ONG si consuma in questo scenario. Se qualcuno di questo mondo che è espressione di una società civile che non si accontenta dei dibattiti impegnati, ha avuto un qualche rapporto con i trafficanti è giusto che venga isolato e giudicato, anche con severità: non si può collaborare con chi programma lo sfruttamento brutale di centinaia di milioni di persone ogni anno, ricorrendo a violenze, stupri e ricatti.

Ma la realtà complessiva delle ONG è un’altra cosa e il semplice dato dei salvataggi in mare, per altro sempre coordinati dalla Guardia costiera, racconta una storia del tutto diversa da quella contrabbandata in questi giorni: secondo fonti della Guardia Costiera nel 2016 le ONG hanno recuperato complessivamente 46.796 migranti, più del doppio di quanti ne avevano soccorsi l’anno precedente (20.063). E nei primi 4 mesi del 2017 hanno salvato 12.646 persone, il 35% del totale.

Oscurare questo dato è politicamente strumentale ma soprattutto moralmente ingiusto. Il problema non sono le ONG né la loro prossimità alle acque territoriali libiche: la tragedia di oggi è la forza dei “push factors” che spingono centinaia di migliaia di persone a rischiare la vita pur di sfuggire alla disperazione della guerra, delle violenze e della fame.

E’ giusto porsi il problema di fermare o ridurre i flussi migratori “a monte” ma la strada non può essere quella di chi oggi vuole respingere i migranti in Libia e magari domani vorrà creare un muro lungo la riva sud del Mediterraneo. Un’enorme area geografica che va dalla Siria alla Guinea ha bisogno di stabilizzazione politica e di aiuti economici per la ricostruzione o lo sviluppo. Ed è questo che l’Europa potrà e dovrà fare con quel famoso “piano Marshall per l’Africa” di cui si parla da troppo tempo in sede UE, senza che però nulla accada. “Aiutiamoli anche a casa loro”, certo, ha un senso. Ma alla scorciatoia facilona e irrealistica invocata da qualcuno, dobbiamo aggiungere un “anche” essenziale e irrinunciabile, perché le migrazioni globali non si fermano con la facilità con cui si rilascia una dichiarazione ai giornali. Ma soprattutto mettiamoci in testa che “aiutarli anche a casa loro” non può significare scaricare il barile sulla sponda sud del Mediterraneo ma, al contrario, implica nuovi, onerosi impegni.

USA. Il Premio “Global Ministries” al progetto FCEI Mediterranean Hope. Il riconoscimento è stato consegnato ieri a Indianapolis (USA) a Marta Bernardini in rappresentanza della Federazione delle chiese evangeliche in Italia
Roma (NEV), 11 luglio 2017 – Ieri, lunedì 10 luglio, Mediterranean Hope, il progetto sui rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), ha ricevuto un premio di riconoscimento per il lavoro che svolge su migrazioni, integrazione e per i Corridoi Umanitari. Il premio è stato consegnato dai Global Ministries della Chiesa unita di Cristo (UCC) e Chiesa cristiana dei discepoli di Cristo, in occasione dell’Assembla generale che si sta svolgendo a Indianapolis (USA), dall’8 al 12 luglio con questa motivazione: “Per la presenza e la testimonianza nella missione di Dio, nel consentire al popolo e alla creazione di Dio di condividere l’abbondanza della vita”.
A rappresentare Mediterranean Hope, l’operatrice Marta Bernardini che nel ritirare il premio ha dichiarato: “Siamo onorati di ricevere questo premio da un nostro così importante partner internazionale, che ci sostiene nel difficile lavoro che svolgiamo. Insieme – ha proseguito l’operatrice – come chiese che vogliono testimoniare l’Evangelo sapendo leggere le sfide del nostro tempo, cerchiamo di rompere l’isolamento e lo sconforto che spesso ci pervade, ricordando gli uni agli altri dove vogliamo stare e per cosa vogliamo lottare”.
Il tema delle migrazioni è stato uno di quelli affrontati sia nel Sinodo generale della Chiesa unita di Cristo (30 giugno – 4 luglio, Baltimora) che nell’Assemblea dei Discepoli di Cristo in corso a Indianapolis. Mediterranean Hope ha avuto l’occasione di presentare il suo lavoro in diversi workshop e partecipare al dibattito su alcune mozioni sull’immigrazione emerse durante le due conferenze. Il Sinodo generale della UCC, fra le altre mozioni, ne ha approvata una specifica sul tema delle migrazioni che dichiara la UCC una Immigrant Welcoming Church, “una chiesa accogliente per gli immigrati, con l’obiettivo di fare anche un lavoro di pressione politica”.
Global Ministries ha pubblicato in inglese, sul suo sito web, la lettera-appello della FCEI ai partner ecumenici e alle chiese sorelle europee per sollecitarle sulla questione prioritaria delle migrazioni globali, anche a livello delle Nazioni Unite.

Migrazioni verso l’Europa. Dall’incontro pre-Tallin «speravamo di più, chiediamo di più»

di Nev - Notizie evangeliche - 04 luglio 2017

Intanto la Federazione delle chiese evangeliche manda ai suoi partner ecumenici e alle chiese sorelle europee una lettera-appello: «la questione delle migrazioni globali va posta come una forte priorità, da discutersi a livello delle Nazioni Unite»

«Speravamo di più da questo vertice che doveva rilanciare l’impegno dell’Europa sulle migrazioni in una linea di solidarietà tra partner», afferma Paolo Naso, coordinatore di Mediterranen Hope – Programma rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), commentando l’incontro di Parigi di ieri tra Italia, Francia e Germania, tenutosi in vista del vertice dei ministri di tutta l’Unione europea (Ue) di Tallin (Estonia) in agenda giovedì e venerdì. «Alcune delle misure adottate sono davvero incomprensibili, come quella che limita il ruolo delle Ong, quasi che salvare vite in mare in una situazione d’emergenza sia un problema invece che un sostegno all’azione della Guardia Costiera e delle altre forze impegnate nelle attività di Search and Rescue nel Mediterraneo centrale. Tanto più quando abbiamo testimonianza evidente del fatto che la condizione di chi si affida ai trafficanti si fa sempre più disperata: racconti e immagini dei sopravvissuti ci dicono che in mare c’è bisogno di più mezzi e di più soccorsi e non di vincoli all’azione umanitaria».

«La strada da perseguire non può essere quella dell’esternalizzazione delle frontiere sempre più a sud – precisa Naso – ma della stabilizzazione, della cooperazione internazionale e dell’apertura di canali umanitari per i soggetti più vulnerabili».

Proprio oggi la Fcei ha inviato una lunga lettera ai suoi partner internazionali quali chiese e organismi ecumenici proponendo una serie di azioni tese a ricostruire un’azione europea solidale e efficace di gestione di una situazione che per paesi come l’Italia si sta facendo sempre più difficile. «Al fine di essere efficaci nel nostro impegno per i migranti – scrivono il presidente Fcei, pastore Luca Maria Negro; la consigliera Fcei, pastora Maria Bonafede, e lo stesso Naso – serve arrestare l’onda nazionalista e xenofoba che sta avvelenando il dibattito politico. Ma quest’azione, per avere successo, ha bisogno del sostegno dell’Europa e delle nostre chiese partner europee».

L’invito rivolto dalla Fcei ai partner internazionali è di porre la questione delle migrazioni globali come una forte priorità, da discutersi a livello delle Nazioni Unite, così come il Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) già fece nel gennaio del 2016. «Una forte azione dell’Onu sostenuta da altri stakeholders, incluso le chiese – si legge nella lettera-appello – tesa alla stabilizzazione di alcuni paesi in modo da poter dare consistenti aiuti che offrano alternative alle migrazioni globali, è un elemento chiave di qualsiasi strategia razionale di gestione delle migrazioni. In questo quadro ci sembra più che urgente una riconsiderazione dei criteri per l’ottenimento della protezione umanitaria, criteri che possono andare dal cambiamento climatico, al traffico di esseri umani, passando per l’intolleranza e la persecuzione religiosa».

Inoltre, la Fcei propone ai suoi partner di considerare l’opzione dei “corridoi umanitari”, già sperimentati in Italia in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio nel quadro di un protocollo con i Ministeri dell’Interno e degli Esteri, e che domani porterà legalmente e in sicurezza altre 52 persone (più della metà minori) in Italia.

Tra le altre proposte avanzate dalla Fcei ai propri partner ecumenici e alle chiese sorelle in Europa figurano: fare pressione sui propri governi affinché sia immediatamente implementato il programma di reinsediamento dell’Ue; vengano adottate politiche di solidarietà e di condivisione relativamente al numero degli arrivi; si aprano dei “safe passages”, analoghi ai corridoi umanitari realizzati in Italia, e ora anche dalla Francia. Inoltre, la Fcei invita i destinatari della lettera-appello a chiedere ai propri governi l’introduzione di visti umanitari temporanei che permettano a coloro che sono stati tratti in salvo nel Mediterraneo di accedere ad altri paesi Ue.

Soccorsi in mare. Un’alternativa c’è: i “corridoi umanitari”

Mentre al largo delle coste libiche in soli 4 giorni sono state salvate 10mila vite in mare, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), co-promotrice dei “corridoi umanitari”, si appresta ad accogliere dal Libano un altro gruppo di profughi siriani e iracheni. Imminente l’apertura di un “corridoio umanitario” anche verso la Francia

Roma (NEV), 28 giungo 2017 – In soli 4 giorni oltre diecimila uomini, donne e bambini sono stati soccorsi in mare. “L’Italia è in prima linea nel Mediterraneo per salvare migliaia di vite umane nell’ambito di un fenomeno epocale – ha detto dal Canada, dov’è in visita di Stato, il presidente delle Repubblica Sergio Mattarella, proseguendo: – e ciò accade ai confini dell’Europa, senza ancora suscitare nel nostro continente né adeguata consapevolezza né l’emergere di sensibilità sufficientemente condivise, necessario preludio di incisive azioni comuni”.

L’Italia, un anno e mezzo fa, è stato il primo paese in Europa a dare fiducia alla società civile per realizzare quella che poteva sembrare un’utopia: i corridoi umanitari. Un’iniziativa ecumenica che con l’accordo dei Ministeri dell’Interno e degli Esteri è stata portata avanti con successo da Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Tavola valdese e Comunità di Sant’Egidio. Grazie a questo progetto-pilota in 14 mesi 800 persone, in stragrande maggioranza siriane, hanno potuto entrare legalmente e in tutta sicurezza in Italia, evitando i trafficanti di esseri umani. Il 4 luglio è previsto l’arrivo del prossimo gruppo dal Libano, una sessantina di donne, uomini, bambini in condizione di alta vulnerabilità. L’Italia ha fatto da apripista su questo fronte: un progetto analogo sta partendo anche in Francia.

La FCEI, co-promotrice dei “corridoi umanitari”, con il suo Programma rifugiati e migranti Mediterranean Hope (MH) è presente anche a Lampedusa. Gli operatori della FCEI, che al Molo Favaloro dell’isola forniscono aiuti di primissima accoglienza ai sopravvissuti in mare, sono gli stessi che dai campi profughi libanesi accompagnano i beneficiari dei “corridoi umanitari” sugli aerei diretti a Roma-Fiumicino. Nel primo caso vedono gli effetti che genera il traffico degli esseri umani e l’inerzia delle politiche europee, nel secondo partecipano alla realizzazione di una pratica alternativa, certo, di contenuta incidenza numerica, ma di grande significato politico e umanitario.

Francesco Piobbichi, operatore di FCEI-MH, in azione tra Lampedusa e Beirut, dopo gli ultimi sbarchi al molo Favaloro si dice avvilito: “L’effetto che si prova fornendo assistenza a Lampedusa dopo aver lavorato poche settimane prima ai corridoi umanitari in Libano, è di enorme rabbia: da una parte l’indifferenza dell’Europa che lascia in balia del mare queste persone, dall’altro l’attivismo della società civile che fa delle proposte concrete in tema di gestione dei flussi migratori, che però sono ignorate dalla maggioranza dei governi europei. Lo scorso mese sono rimasto sconvolto assistendo uno sbarco dove c’erano molte famiglie siriane, in tutto simili alle persone che portiamo in sicurezza con un volo aereo in Italia dal Libano. Non avevano le valigie, i loro bambini non sorridevano, ed avevano sul viso la paura del viaggio. Da una parte la dignità dell’accoglienza nel diritto, dall’altra la logica dell’emergenza che sembra aver chiuso ogni alternativa”.

Proprio ieri a Strasburgo, a margine dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, la delegazione italiana guidata dall’on. Michele Nicoletti, ha promosso un evento dal titolo: “Corridoi umanitari: un’alternativa alla tratta nel Mediterraneo”.

Il modello dei corridoi umanitari è replicabile in tutti i paesi dell’area Schengen. Il 14 marzo scorso è stato firmato in Francia un accordo che permetterà, con procedure simili a quelle avviate in Italia, l’arrivo in un anno e mezzo di 500 profughi siriani e iracheni. Altri Stati europei hanno manifestato la loro attenzione al progetto.

Rifugiati. Domenica 18 giugno una giornata di preghiera europea

Agenzia NEV-14 giugno 2017 Gli organismi ecumenici europei invitano a pregare domenica 18 giugno in memoria di chi, cercando rifugio e sicurezza, ha perso la vita in mare, nei TIR, o alle frontiere di filo spinato. In tema la Federazione delle chiese evangeliche in Italia – co-promotrice dei corridoi umanitari – annuncia una conferenza internazionale da tenersi a Lampedusa il prossimo 3 ottobre.

 

Campagna 2017: l'altro Otto per mille, un impegno per l'accoglienza

Roma (NEV), 20 aprile 2017 – “In Italia c’è una chiesa che gestisce il tuo 8×1000 con responsabilità, con speranza, con gli altri. Firma per la Chiesa valdese. L’altro 8×1000”. E’ questo lo slogan che la Chiesa Evangelica Valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi) ha scelto per lanciare la Campagna 8 per mille 2017. Al centro dello spot televisivo, il tema dell’accoglienza, personificato dall’allegria di un giovane in bicicletta che saluta e abbraccia chi incontra lungo il suo cammino. “E’ l’immagine del nostro impegno – ha dichiarato il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini – degli uomini e delle donne che lavorano con noi in migliaia di progetti di cui beneficiano centinaia di migliaia di persone in Italia e nel sud globale. Ci è parso giusto mostrarlo e raccontarlo in questa campagna”.

Per continuare a leggere e per scaricare la brochure:

http://www.nev.it/nev/2017/04/20/laltro-otto-per-mille-al-via-la-campagna-di-valdesi-e-metodisti/

 

Nuovi arrivi attraverso i corridoi umanitari

Roma (NEV), 22 febbraio 2017 – E’ passato un anno dall’arrivo a Roma-Fiumicino del primo cospicuo gruppo di profughi siriani giunti in sicurezza in Italia grazie al progetto pilota dei “corridoi umanitari”. Era il 29 febbraio 2016. Solo pochi giorni prima arrivava con un ponte aereo da Beirut (Libano) la piccola Falak insieme alla sua famiglia originaria di Homs, che di fatto aprì il primo varco sicuro verso l’Europa per profughi vulnerabili: oggi Falak, che era affetta da un tumore agli occhi e bisognosa di cure immediate, sta bene e frequenta una scuola elementare a Roma.

Lunedì prossimo, 27 febbraio, altri bambini, altre donne e altre persone vulnerabili, sono in arrivo all’aeroporto di Fiumicino muniti di visto per motivi umanitari emesso dalle autorità consolari italiane di Beirut. In tutto saranno una cinquantina che verranno accolte dalle strutture e dai partner degli enti promotori del progetto: Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Tavola valdese, Comunità di Sant’Egidio. Con una novità: d’accordo con i Comuni di Riace e Gioiosa Ionico in Calabria, noti per la loro buona pratica in tema di integrazione dei rifugiati e migranti, tre famiglie siriane saranno accolte proprio in quel contesto di “comuni solidali”. Rafforzando le sinergie tra società civile ed enti locali, si va ad aggiungere un altro tassello alle buone pratiche in tema di accoglienza già sperimentate sin qui dai promotori del progetto.

Altre 75 persone sono attese il 2 marzo: verranno ospitate dalle strutture della Diaconia valdese secondo il modello dell’”accoglienza diffusa”, mentre una famiglia andrà a Napoli, ospite della chiesa valdese e metodista del Vomero. Il numero complessivo di arrivi in sicurezza verso l’Italia grazie a questo progetto pilota ammonterà così a quasi 700.

In questi giorni una delegazione ecumenica è in Marocco con lo scopo di realizzare un corridoio umanitario anche dal paese nordafricano, come previsto dal Protocollo sottoscritto il 15 dicembre 2015. Per approfondimenti sul funzionamento dei #corrodoiumanitari leggi la scheda.

Domenica 26, lunedì 27 febbraio all’una di notte e lunedì 6 marzo alle 7.10 la rubrica religiosa “Protestantesimo-Rai2” dedicherà un servizio ai corridoi umanitari dal titolo: “Il primo passo verso una nuova vita”.

Ponte aereo Beirut-Roma. Con i corridoi umanitari arrivati altri 40 profughi

Si aggiungono ai 500 giunti in Italia nel 2016. Il progetto ecumenico si propone come un modello replicabile negli Stati dell’area Schengen attuando una sinergia virtuosa tra istituzioni e società civile

Roma, 30 gennaio 2017(NEV/05) – “Benvenuti in Italia!” la scritta di tutti i colori accoglie anche questa volta i profughi siriani atterrati a Roma-Fiumicino grazie ad un “corridoio umanitario”. E’ il sesto arrivo dall’inizio del progetto promosso da Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Tavola valdese e Comunità di Sant’Egidio, ma – come non mancano di sottolineare gli stessi promotori – l’emozione è sempre la stessa.

Alle 7 di questa mattina una quarantina di persone originarie di Homs, Aleppo, Damasco, fino a ieri rifugiate in Libano, sono atterrate con il consueto volo di linea che ha già portato in Italia 500 profughi, di cui un terzo minori. Passati tutti i controlli e ottenuti gli “exit-permit”, i 40 passeggeri “speciali” hanno spiccato il volo da Beirut alle 4 di questa notte. Accompagnati dagli operatori dell’equipe che opera in Libano, sono giunti in Italia con in tasca un regolare visto.

Ad accoglierli di prima mattina gli operatori di Federazione delle chiese evangeliche in Italia e della Comunità di Sant’Egidio. Dopo la consueta trafila burocratica, che prevede già in aeroporto la richiesta d’asilo, a dare il benvenuto ufficiale, in occasione di un briefing con la stampa, i due presidenti di FCEI e Sant’Egidio, rispettivamente Luca Maria Negro e Marco Impagliazzo, nonché il viceministro degli Esteri Mario Giro e la prefetto Donatella Candura per il ministero dell’Interno. Presente per la FCEI anche la vicepresidente Christiane Groeben. Tutti d’accordo nel dire che bisogno continuare a costruire ponti, non muri. Un caloroso applauso è seguito all’annuncio del presidente FCEI, Luca Maria Negro, intervenuto anche a nome della Tavola valdese – che sostiene finanziariamente il progetto attraverso il suo otto per mille – della volontà del governo francese di istituire dei corridoi umanitari sul modello ecumenico italiano. Inoltre, Negro ha anticipato una prossima missione in Marocco per aprire un canale anche dal paese nordafricano, come previsto dal protocollo tra gli enti promotori e i ministeri degli Esteri e dell’Interno. A sottolineare questo modello, non solo di accoglienza in tutta sicurezza, ma anche di integrazione, è stato Marco Impagliazzo, che ha ricordato un altro corridoio verso l’Italia, quello dall’Etiopia, che sarà attivato a breve dalla CEI e dai suoi partner.

“Questa è l’Italia che ci piace, che dimostra che se lo Stato e la società civile si mettono insieme, non può crearsi allarme sociale – ha detto Mario Giro -. Il ‘cattivismo’ non serve, non fa altro che aumentare la nostra insicurezza”, ha aggiunto. Per Giro servono invece norme che favoriscano l’accoglienza e l’integrazione, ma anche accordi con i paesi di partenza e di transito nella gestione dei flussi migratori. Sottolineando la collaborazione tra pubblico e privato, un sentito ringraziamento a tutti gli attori coinvolti nella realizzazione dei corridoi umanitari, e quindi anche alle forze dell’ordine, è arrivato dalla prefetto Candura: “Dietro ogni arrivo c’è una grandissimo lavoro. Un lavoro che dà la possibilità di vita nuova”. La conferenza si è conclusa con un: “Buona vita a tutte e tutti!”

Anche la Francia sostiene i corridoi umanitari

Roma (NEV), 19 gennaio 2017 – Il primo ministro francese Bernard Cazeneuve si è detto favorevole all’apertura di corridoi umanitari citando quali enti promotori la Federazione protestante di Francia (FPF), la Comunità di Sant’Egidio, la Caritas francese e la Conferenza episcopale di Francia. Lo avrebbe affermato in occasione dei tradizionali auguri di inizio anno con la FPF, svoltisi ieri sera a Parigi presso la “Cité de Refuge” del Le Corbusier, quartier generale dell’Esercito della Salvezza in Francia. È quanto si evince dal live tweet di un giornalista di “La Croix” presente all’evento.

Nel suo saluto al primo ministro francese il pastore François Clavairoly, presidente della FPF,  ha annunciato la firma di un protocollo d’intesa con il governo francese per l’accoglienza di profughi da parte della stessa FPF e della Comunità di Sant’Egidio.

Presentati in Svizzera i corridoi umanitari promossi dall’Italia

Roma (NEV), 23 gennaio 2017 – Il progetto dei “corridoi umanitari” promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) insieme alla Tavola valdese e alla Comunità di Sant’Egidio sono stati presentati giovedì 19 gennaio presso l’Università di Basilea (Svizzera). All’iniziativa, promossa dalla Chiesa evangelica di lingua italiana di Basilea in collaborazione con il Consolato, l’Associazione svizzera per i rapporti culturali ed economici con l’Italia (ASRI) e la Società Dante Alighieri, sono intervenuti l’ambasciatore d’Italia in Svizzera Marco Dal Panta e Paolo Naso, coordinatore di Mediterranean Hope – Programma rifugiati e migranti della FCEI.

L’ambasciatore Dal Panta aveva fatto parte per conto del Ministero degli Affari Esteri del gruppo di lavoro che aveva negoziato il protocollo d’intesa firmato il 15 dicembre del 2015 con gli enti promotori, e che ha reso possibile l’avvio di un programma che sin qui ha portato legalmente e in sicurezza in Italia circa 500 profughi, soprattutto siriani, provenienti dal Libano.

Un’altra quarantina arriverà a giorni e nelle prossime settimane si avvierà una missione per l’attivazione del corridoio dal Marocco. “A volte si commettono degli errori – ha esordito l’ambasciatore, ricordando la sua iniziale perplessità nei confronti della proposta dei corridoi umanitari – ma è giusto ricredersi quando si vede un progetto di successo, ben strutturato e gestito che fa onore al Paese”. Paolo Naso ha invece sottolineato come la trattativa sia stata “utile e sana” perché ha consentito alle parti di essere se stesse: “alle istituzioni di richiamare alle norme e alla sostenibilità, ai proponenti di condividere la loro visione e i loro principi umanitari”.

Il 21 gennaio i corridoi umanitari sono stati presentati anche a Zurigo, in un forum promosso dall’organizzazione umanitaria “Aiuto delle Chiese evangeliche svizzere” (ACES) – conosciuta anche come HEKS-EPER nella traduzione tedesca e francese – che opera in tutto il mondo ma che in questo incontro ha voluto dedicare particolare attenzione all’Est europeo e alla crisi migratoria. Sono intervenuti oltre cento rappresentanti di chiese e comunità locali che hanno avuto modo di conoscere il progetto dei “corridoi umanitari” che – ha affermato Paolo Naso – “potrebbe trovare applicazione anche in Svizzera sia per la grande tradizione umanitaria di questo Paese sia perché membro dell’area Schengen e quindi perfettamente titolato a utilizzare lo strumento dei ‘visti umanitari'”. L’ACES ha finanziato le spese relative all’accoglienza in Italia di 50 persone giunte con un “corridoio” lo scorso dicembre.

Medical Hope: un progetto di speranza di salute

di Daniela Grill - Riforma.it - 7 dicembre 2016

Un progetto che prevede la presa in carico delle cure mediche di alcune persone in precarie condizioni di salute, e che si affianca agli obiettivi di solidarietà e aiuto dei Corridoi Umanitari

Al progetto dei Corridoi Umanitari di Mediterranean Hope, portato avanti da Fcei, Tavola Valdese e Comunità di Sant'Egidio, si è affiancato un altro percorso di aiuto alle persone che vivono in campi profughi o che non possono permettersi di prendersi cura della propria salute come invece dovrebbero.

Si tratta del Medical Hope, progetto di assistenza sanitaria che verrà presentato domenica 11 dicembre nel tempio di Pinerolo, durante un pomeriggio di musica e solidarietà.

Ce ne parla Luciano Griso, medico, e membro dell'équipe che segue i progetti dei Corridoi Umanitari, ritornato da poco in Italia con l'ultimo gruppo di rifugiati giunti nel nostro paese sani, salvi e in modo del tutto legale.

Come nasce Medical Hope?

«Questo progetto sanitario è nato durante il nostro lavoro, è sorto poco alla volta nella nostra mente come una possibilità di aiutare persone che devono affrontare importanti problemi di salute ma che non vogliono lasciare il paese dove vivono. Si tratta per lo più di rifugiati siriani che vivono in Libano da un periodo più o meno lungo. Sono pazienti malati, portatori di handicap o disabilità e appartengono di diritto alla categoria di persone che son coinvolte nel progetto dei Corridoi Umanitari. Come potete immaginare un'ampia parte di rifugiati presenta problemi di ordine medico che non riescono ad essere risolti per l'impossibilità di coprire le spese mediche».

Quanti interventi avete avviato?

«Diciamo che la quantità di interventi è legata all'entità del nostro budget: abbiamo un piccolo fondo che ci permette di fare alcune cose, ma certamente non tutte. Principalmente ci impegniamo su interventi che posso salvare vite umane: cure di chemioterapia, interventi su persone affette da problemi cardiaci, esami importanti come risonanze magnetiche... Nei bambini ad esempio abbiamo riscontrato gravi disabilità sia fisiche che mentali, di cui ancora non sappiamo esattamente l'origine, e anche in questo settore potremmo realizzare delle cure».

Sono interventi puntuali o a lungo termine?

«A lungo termine ci sarebbe da lavorare nel campo della prevenzione, come chiunque insegna. Ma questo discorso non si può fare nei campi profughi, nessun governo interviene. Se la situazione non esplode è certamente solo grazie al grande lavoro che associazioni internazionali o libanesi volontarie e non svolgono tra i rifugiati».

Se volete saperne di più vi consigliamo di recarvi domenica 11 dicembre alle ore 17 nel tempio valdese di Pinerolo: si esibirà il coro Turba Concinens e sarà presentato Medical Hope.

A questo incontro, organizzato dalla Diaconia Valdese, parteciperà Massimo Gnone, referente dell'area Migranti della Diaconia e lo stesso Luciano Griso, che ci spiega le motivazioni di questo incontro: «Tra gennaio e febbraio del prossimo anno è previsto l'arrivo di un altro gruppo di rifugiati e noi, équipe che lavora nei Corridoi Umanitari, ripartiremo verso il Libano. Nel frattempo, in questo periodo che passeremo in Italia, cercheremo di far conoscere il più possibile il progetto di Medical Hope, raccogliendo fondi e proponendo dei momenti di condivisione e di presentazione».

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Musulmani e cristiani: dal confronto alla fratellanza

di Matteo De Fazio - Riforma.it - 27 ottobre 2016

Oggi è la XV giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico. Kheit: «è più ciò che ci unisce che ciò che ci divide»

Si svolge il 27 ottobre la “XV giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico” intitolata nella sua edizione 2016 “Misericordia, diritti: presupposti per un dialogo costruttivo”. Non si tratta dell'unica giornata di incontro tra religioni diverse, ma rappresenta un punto di riferimento fondamentale nel panorama del dialogo italiano: «Un momento importante per oggi ma anche determinante per il futuro» dice Abdelhafid Kheit, Imam di Catania, presidente Comunità islamica di Sicilia e membro del consiglio dell'Unione delle Comunità Islamiche d'Italia – la giornata rappresenta un momento per condividere, tra confessioni religiose diverse, i valori della pace, della misericordia e della fratellanza umana». Di fronte alla violenza del terrorismo e all'intolleranza nei confronti del diverso, in Italia e in Europa, momenti di ascolto e condivisione solo l'unica strada. Per leggere l'intero articolo: http://www.riforma.it/it/articolo/2016/10/27/musulmani-e-cristiani-dal-confronto-alla-fratellanza

Per saperne di più: Lorenzo Declich, Islam in venti parole, Laterza 2016

Lorenzo Declich,esperto di mondo islamico contemporaneo, ha insegnato Storia dell’Islam nell’Oceano Indiano all’Università “L’Orientale” di Napoli. Traduce dall’arabo saggi e romanzi e collabora con “Limes” e altre testate giornalistiche.

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Corridoi umanitari/1. Prossimi arrivi a Fiumicino il 24 e 25 ottobre

Forniti di visto umanitario da Beirut in arrivo in modo sicuro e legale altri 128 profughi siriani

Roma (NEV), 19 ottobre 2016 – I prossimi gruppi di profughi siriani in arrivo a Fiumicino sono attesi lunedì e martedì, 24 e 25 ottobre: giungeranno in Italia in modo legale e sicuro con in tasca un visto umanitario rilasciato dall’ambasciata italiana di Beirut. Salgono così a 400, tra cui numerosi bambini, i beneficiari del progetto-pilota dei “corridoi umanitari” promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Tavola valdese e Comunità di Sant'Egidio.

Come accade ormai già da dicembre dell’anno scorso, il team ecumenico in Libano ha svolto in diversi campi profughi numerosi colloqui con soggetti particolarmente vulnerabili (vittime di persecuzioni, famiglie con bambini, donne sole, minori non accompagnati, anziani, malati, persone con disabilità), avviando, per chi lo desidera, le pratiche con le autorità competenti. Una volta in Italia, i profughi - che avanzeranno tutti la richiesta di asilo - saranno ospitati dai promotori del progetto e dai loro partner in appartamenti e strutture di accoglienza dislocati su tutta la penisola secondo il modello dell’”accoglienza diffusa”.

Tra i partner della FCEI figura la Diaconia valdese che anche stavolta mette a disposizione le proprie strutture. 12 nuclei famigliari provenienti da Homs, Damasco, Aleppo o Latakia, saranno accolti a Luserna San Giovanni (TO), Torino, Padova e Reggello (FI).

Ormai non è più un esperimento, ma una realtà concreta che consente a persone in fuga dalla guerra e in “condizioni di vulnerabilità” di arrivare in Italia senza rischiare la propria vita nel Mediterraneo, e senza alimentare il micidiale business degli scafisti.

Il progetto – reso possibile grazie ad un accordo tra governo italiano (ministeri degli Esteri e dell’Interno - prevede l’arrivo di un migliaio di persone in due anni, non solo dal Libano, ma anche dal Marocco e dall’Etiopia. Si tratta di un modello replicabile di accoglienza e integrazione, tanto che ormai si sta studiando la sua realizzazione anche in altri Paesi europei. In una recente intervista rilasciata a “Protestantesimo-Raidue” il ministro Paolo Gentiloni ha ipotizzato la possibilità di aumentare la quota di 1000 visti fin qui prefissa.

SERVIZIO RAI TV - PROTESTANTESIMO

Per rivedere il servizio con le interviste al ministro Gentiloni, a Paolo Naso (FCEI) e a Daniela Pompei (Sant’Egidio) clicca qui: http://www.raiplay.it/video/2016/10/La-rotta-sicura---Protestantesimo-del-10102016-b999982b-3ba2-47ea-b950-9cf773ac25f0.html.

  

REPORTAGE DALLA SICILIA: RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO NELLE CASE DELLE CULTURE DELLA DIACONIA VALDESE

http://www.riforma.it/it/articolo/2016/09/27/terminal-sicilia

VIDEO CON TESTIMONIANZE SULL'ACCOGLIENZA DEI RIFUGIATI IN VAL PELLICE

http://riforma.it/it/articolo/2016/04/23/la-crumiere-sei-mesi-dallarrivo-dei-richiedenti-asilo

VIDEO: puntata di Fischia il vento sui corridoi umanitari in un video di Repubblica.it

http://video.repubblica.it/dossier/fischia-il-vento/fischia-il-vento-basterebbe-un-traghetto-puntata-integrale/220548/219747

PROGETTO DI ACCOGLIENZA NELLE VALLI VALDESI E A PINEROLO

Il progetto di accoglienza del Servizio richiedenti asilo e rifugiati della Diaconia valdese riguarda anche la Val Pellice e la Val Chisone. Alcuni richiedenti asilo provenienti dall’Africa e dall’Asia sono ospitati in gruppi in appartamento a Pomaretto, San Germano e Pinerolo su incarico della Prefettura di Torino. I richiedenti asilo sono accompagnati nel loro percorso di riconoscimento dello status di rifugiato e nei loro tentativi di integrazione nella società italiana attraverso un sostegno giuridico e legale, percorsi di ospitalità nel quotidiano, corsi di lingua italiana per stranieri e formazione professionale oltre a collaborazioni territoriali per agevolare l’integrazione sociale.  I richiedenti asilo possono far richiesta di tre diversi tipi di protezione: permesso di soggiorno come rifugiato politico (5 anni), permesso di soggiorno per protezione sussidiaria (5 anni), permesso di soggiorno per protezione umanitaria (1 anno).

Per informazioni sul Progetto della Diaconia valdese in Val Chisone: rivolgersi a Diego Mometti e Maurizio Sali del Servizio Richiedenti Asilo e Rifugiati - tel. 0121 953122 - migranti@diaconiavaldese.org

Per informazioni sui diritti di cittadinanza, sulla normativa dell'immigrazione, sui permessi di soggiorno e sul loro rinnovo: Melting Pot Europa http://www.meltingpot.org

Per saperne di più, visita la pagina della nostra diaconia con le collaborazioni territoriali nel Pinerolese.

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Le chiese alle Nazioni Unite: rivedere insieme agli Stati le politiche migratorie

Roma (NEV), 21 settembre 2016 – In occasione del vertice intergovernativo su rifugiati e migranti che ha aperto a New York i lavori della 71esima Assemblea generale delle Nazioni Unite (20-26 settembre), il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), la Commissione delle chiese per i migranti in Europa (CCME), Action by Churches Together (ACT) e Churches Witnessing With Migrants (CWWM) hanno indirizzato un documento congiunto ai governanti del mondo riuniti nel Palazzo di Vetro. Secondo i firmatari della dichiarazione, per affrontare il tema delle migrazioni la comunità internazionale deve ripartire da sei priorità: individuare le cause che spingono le persone a muoversi (non solo conflitti e povertà ma anche disastri naturali e cambiamento climatico); sostenere uno sviluppo sostenibile ed equo; riaffermare con forza l’esistenza dei diritti umani a partire dalle convenzioni internazionali che li sostanziano; condividere e ridistribuire le responsabilità tra gli Stati, porre fine alla criminalizzazione del rifugiato; escogitare canali che rendano possibile un’immigrazione sicura e regolare.

Doris Peschke, segretaria generale della CCME, a margine della firma della dichiarazione ha precisato: “La nostra speranza è che gli Stati si impegnino per una risposta coordinata dalle Nazioni Unite sulla crisi dei rifugiati, accettando di condividere la responsabilità internazionale della loro protezione. L’impegno per un migliore schema migratorio da elaborare nei prossimi due anni dovrà fondarsi sui diritti umani dei migranti e sulla diminuzione delle loro vulnerabilità”.

Per parte sua il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni ha rilanciato da New York l’iniziativa dei “corridoi umanitari” portata avanti dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), dalla Tavola valdese e dalla Comunità di Sant’Egidio. “Mi auguro che sia assunta come best practice da un numero sempre più grande di paesi”, ha dichiarato il ministro.

 

VIDEO SUI CORRIDOI UMANITARI: 

https://www.youtube.com/watch?v=PI6EjL-BQzs

Corridoi umanitari. Il ministro Gentiloni li cita al Festival dell'economia di Trento

Roma (NEV), 8 giugno 2016 – Il Ministro degli esteri Paolo Gentiloni, intervenendo al Festival dell’economia di Trento (2-5 giugno), in tema di migrazioni non ha mancato di citare come buona pratica i “corridoi umanitari”, progetto pilota promosso ecumenicamente da Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Tavola Valdese e Comunità di Sant’Egidio.

L’auspicio del ministro, che era stato presente a Fiumicino all’arrivo del primo cospicuo gruppo di profughi siriani giunti in aereo dal Libano lo scorso 29 febbraio, è che questo modello possa essere ripreso anche su scala europea.

(Nella foto, da sinistra a destra: Luca M. Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI); Mario Giro, sottosegretario agli Esteri; Paolo Gentiloni, ministro degli Affari Esteri - in occasione dell'arrivo del primo gruppo di siriani con i corridoi umanitari il 29 febbraio 2016 a Fiumicino - Aeroporti di Roma).

 

Richard Gere, in visita alla Comunità di Sant’Egidio per il lancio del suo nuovo film, sostiene i corridoi umanitari.

Prima della presentazione del film, Richard Gere ha visitato la Scuola di lingua e cultura italiana di Sant'Egidio, intrattenendosi a lungo, alunni, insegnanti e un gruppo di rifugiati giunti in Italia da ogni parte del mondo: "I corridoi umanitari hanno un effetto positivo enorme", ha commentato l'attore dopo aver ascoltato la testimonianza dei rifugiati siriani arrivati dal Libano grazie all'accordo realizzato dalla Comunità di Sant'Egidio e le Chiese protestanti italiane con lo Stato italiano per evitare i viaggi della disperazione nel Mare Mediterraneo e far giungere in salvezza chi fugge dalla guerra.

Per leggere l’articolo:

http://www.santegidio.org/pageID/3/langID/it/itemID/16772/Richard-Gere-alla-mensa-dei-poveri-di-Sant-Egidio--Onorato-di-essere-qui-dove-le-persone-curano-le-persone-.html#3_16796,3_16792,3_16772,3_16760,3_16764

 

PER LA FESTA DELLA REPUBBLICA  - 2 GIUGNO 2016

Corridoi umanitari. Un appello dei tre co-promotori per combattere l’indifferenza

Roma (NEV), 1 giugno 2016 - In occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno, e di fronte alle tragedie che continuano a prodursi in mare, le tre organizzazioni promotrici dei primi #CorridoiUmanitari realizzati in Europa, oggi hanno diffuso un comunicato congiunto con cui chiedono l’istituzione di canali permanenti di accoglienza, sottolineando l’importanza dei processi di integrazione. Il seguente appello, che chiama a combattere l’indifferenza, è sottoscritto da Eugenio Bernardini, Moderatore della Tavola valdese; Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant’Egidio; e Luca M. Negro, Presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI).

Un progetto ecumenico per accogliere e integrare

Nella settimana alle nostre spalle nel Mar Mediterraneo sono morte almeno 800 persone che fuggendo dalla fame, dalle persecuzioni e dalla guerra cercavano di raggiungere l’Europa. Non le ha uccise la violenza del mare ma l’indifferenza di chi non vuole capire che i migranti che arrivano esausti sulle nostre coste non sono avventurieri attratti dal benessere dell’Occidente ma uomini, donne e bambini in fuga da tragedie diverse e collegate tra loro: povertà, desertificazioni, bombardamenti, deportazioni, torture. Il rapido aumento di minori spesso non accompagnati da nessun genitore ci dà la misura di una crisi che si fa sempre più acuta.

Di fronte a quella che sta diventando una routine della morte, come cristiani combattiamo quella che papa Francesco, non a caso da Lampedusa, ha chiamato la “globalizzazione dell’indifferenza”. E’ la nostra coscienza di persone che hanno conosciuto e confessano l’amore di Cristo che ci spinge a fare quanto è nella nostra capacità per proteggere le persone più vulnerabili, accoglierle in luoghi sicuri e accompagnarle nel loro percorso di integrazione in nuovi paesi. Ed è la vocazione cristiana alla pace e alla giustizia per tutti – non solo per noi! – che ci fa dire, con le parole del Segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese past. Olav Fykse Tveit, che queste migrazioni “hanno cause profonde che noi dobbiamo assumere e combattere insieme nel nome del Dio della vita, per la salvezza dei migranti e dell’intera famiglia umana”.

E’ in questo spirito che noi, cattolici e protestanti insieme, abbiamo proposto ed avviato l’esperienza dei “Corridoi umanitari” che, sulla base di un protocollo sottoscritto con i Ministeri dell’Interno e degli Affari Esteri, hanno già portato in Italia circa 200 migranti in fuga dall’Iraq e dalla Siria. Sono persone vulnerabili e bisognose di protezione – profughi, donne sole, minori, disabili o malati – alle quali abbiamo garantito una via sicura di accesso in Europa. Lo abbiamo fatto con le nostre risorse per non pesare sul sistema di accoglienza predisposto dalle Istituzioni italiane, e ringraziamo quanti in tanti modi e in misura che non prevedevamo così alta hanno voluto sostenerci ad accompagnarci in questo servizio. E’ questo il segnale di un’Italia generosa, che capisce la gravità della situazione di chi scappa e bussa alle nostre porte, e che si sottrae ai cori di chi invoca impossibili muri o arriva a chiedere la fine dei soccorsi in mare perché potrebbero incentivare nuove arrivi.

Di fronte alla tragedia di cui siamo testimoni, i “Corridoi umanitari” si dimostrano un’alternativa possibile, sicura e sostenibile in grado di proteggere la vita e contrastare i traffici umani nel Mediterraneo. Ringraziando le Istituzioni italiane che hanno creduto in questo progetto e ci stanno consentendo di realizzarlo, in questi giorni così carichi di dolore non possiamo che rinnovare il nostro impegno perché questa buona pratica possa consolidarsi in Italia, estendersi ad altri paesi europei e diventare un vero e proprio canale permanente di accoglienza riconosciuto e realizzato a livello comunitario.

Ce lo chiede la nostra fede che ci esorta a nutrire chi ha fame e a dar da bere a chi ha sete; ce lo consentono le normative vigenti che ammettono la concessione di visti per ragioni di protezione umanitaria; ce lo impone la tradizione culturale e giuridica dell’Europa che è nata e si è rafforzata affermando il principio della tutela dei diritti umani e della protezione internazionale.

 

 

 

 

 

 

 





doc Appello di Mediterranean Hope all'Europa